14/11/2014
Giordano: sui servizi di ginecologia e ostetricia dell’azienda ospedaliera reggina avevamo, purtroppo, previsto tutto

Le attività di verifica disposte dalla Procura della Repubblica dei reparti di ginecologia, ostetricia, neonatologia e chirurgia presso l’azienda ospedaliera di Reggio Calabria su episodi reiterati di presunta malasanità confermano quanto da me denunciato in tempi non sospetti sulle conseguenze drammatiche del ridimensionamento delle strutture ospedaliere del reggino e in particolare del nosocomio di Melito Porto Salvo. Il consigliere del Partito Democratico Giuseppe Giordano attacca la politica dissennata di tagli di cui si è reso responsabile l’ex governatore Scopelliti nella qualità di Commissario ad acta. Rilevo, sottolinea Giordano, come a suo tempo avevo, insieme al circolo Area Grecanica in Movimento,  proposto  l’integrazione funzionale della struttura melitese con l'azienda ospedaliera di Reggio Calabria, proposta poi fatta propria dai comuni dell'area grecanica, al fine di mantenere , attraverso una sinergia fra i due poli ospedaliera, alcuni reparti e servizi funzionali ai bisogni sanitari di un ampia area territoriale.

 Già allora avevamo paventato il pericolo, denuncia Giordano, che la chiusura dei reparti dell’ospedale di Melito avrebbe provocato un collasso dei reparti dell’azienda ospedaliera, incapaci, per deficienze strutturali, di reggere nuova utenza. Ebbene, rimarca il consigliere regionale, dopo un lasso di tempo notevole avevamo registrato una apertura dello stesso Scopelliti ma alla parole non sono seguiti i fatti e salvo qualche protocollo di intesa fra l’ASP e l’Azienda ospedaliera relativa ad alcuni servizi, il tanto agognato decreto commissariale che portasse alla fusione si è rivelato un’araba fenice.

Nello specifico, continua Giordano, proprio sui reparti di ostetricia e ginecologia e neonatologia, con una integrazione funzionale immediata con l’azienda ospedaliera attraverso un apposito decreto,  avremmo evitato la disattivazione del punto nascita melitese che, a quel punto, sarebbe rientrato nei parametri nazionali e ci saremmo,così,risparmiati scene da terzo mondo giustamente denunciati dagli utenti e su cui la Procura intende fare luce.

Non vorremmo, conclude Giordano, che eventuali conseguenze si riversassero sull’incolpevole personale medico sanitario che con grandi sforzi cerca di mantenere a galla una barca che sta affondando, mentre al contrario  i vertici sanitari e politici che hanno gestito la sanità calabrese in questi anni sfuggano alle proprie responsabilità.

 

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